Digital Music Report 2011
1) Musica digitale, il 2011 è l’anno della svolta
2) Le voci degli artisti
3) Musica digitale – I numeri in sintesi
4) I nuovi modelli di business
Musica digitale, il 2011 è l’anno in cui i governi possono dare una svolta - Frances Moore amministratore delegato dell’IFPI “La musica con un click” è uno slogan calzante per questo report - Mai prima d’ora,infatti, gli appassionati hanno avuto una tale scelta a disposizione e una simile facilità di accesso a un catalogo autorizzato dalle case discografiche.
In tutto il mondo, oggi, esistono servizi musicali legali in grado di soddisfare il modo d’essere, i gusti e le modalità di accesso preferite dai consumatori: tra queste quattrocento piattaforme ci sono negozi di download che offrono album e singoli brani, servizi di streaming, siti gratuiti per gli utenti, internet radio, offerte di musica in abbonamento e canali video online. Nuove proposte, nel frattempo, continuano ad arrivare sul mercato.
Per i servizi in abbonamento, si può dire che il 2010 sia stato l’anno in cui abbiamo “rotto le barriere”. Tra gli aspetti salienti del 2010 spiccano i progressi di siti musicali in abbonamento come Spotify e Deezer e le partnership siglate con Internet Service Provider come Telia in Svezia ed Eircom in Irlanda.
La musica continua a segnare la strada alle industrie creative nell’era digitale.
Stiamo plasmando nuovi modelli che mirano a rendere la musica digitale consumer-friendly e allo stesso tempo commercialmente sostenibile per chi la crea. Nuove soluzioni di musica autorizzata hanno contribuito nel 2010 a portare la quota digitale intorno al 29 per cento dei ricavi dell’industria musicale. Per contestualizzare questa cifra, ricordiamo che le quote equivalenti per quanto riguarda le industrie del cinema e dell’editoria sono rispettivamente dell’1 e del 2 per cento soltanto.
Va dunque tutto a gonfie vele, per la musica, nell’era digitale? Purtroppo no. Le statistiche essenziali di questo report sintetizzano la storia di questi ultimi anni: da un lato la crescita spettacolare degli introiti digitali, cresciuti di oltre il 1000 per cento in sette anni; ma dall’altro la perdita di quasi un terzo del valore dell’intera industria della musica registrata. Mentre le case discografiche innovano e autorizzano ogni forma ragiovenole di accesso musicale ai consumatori, l’industria
soffre un’emorragia di ricavi per effetto della pirateria digitale.
La crisi non riguarda solo l’industria, ma anche gli artisti, i musicisti, i lavoratori, i consumatori e il settore creativo in senso lato. Le nuove cifre pubblicate in questo report indicano che la pirateria colpisce, a livello globale, gli investimenti in nuova musica: lo conferma il crollo precipitoso, negli ultimi anni, dei volumi di vendita registrati dagli album di debutto
capaci di arrivare in classifica. Nel frattempo scompaiono molti posti di lavoro, e molti di più restano sotto costante minaccia. Il primo studio completo relativo all’impatto della pirateria sui livelli occupazionali, pubblicato nel marzo del 2010, calcola che se il problema non verrà adeguatamente affrontato le industrie creative europee perderanno da qui al 2015 più di un milione di posti di lavoro. Non c’è da meravigliarsi che anche le organizzazioni sindacali stiano alzando la
voce.
Nel 2010 ci sono stati segnali incoraggianti di un mutamento di opinione da parte dei governi
Chiaramente, non si tratta solo di stare ad aspettare che i governi si mettano in azione. L’industria musicale si sta dando da fare per proteggere i suoi contenuti: solo lo scorso anno, le nostre pressioni hanno portato alla chiusura di Limewire, al blocco di The Pirate Bay in Italia e in Danimarca, alla rimozione di oltre cinque milioni di link illegali e a una serie di successi crescenti contro i leaks di album e canzoni su internet prima della loro pubblicazione ufficiale.
Abbiamo anche cominciato ad assumerci un ruolo da educatori responsabili: quest’anno, per esempio, l’IFPI ha dato il suo pieno appoggio a due progetti educativi internazionali mirati alle scuole. Da molte parti si invoca una migliore educazione dei giovani sul valore della proprietà intellettuale nei settori creativi e del commercio: concordiamo con questo punto di vista e stiamo agendo di conseguenza.
Tuttavia, affontare la pirateria digitale è, in ultima analisi, un compito che spetta ai governi. Sono disposti, i nostri amministratori, a stare a guardare e a permettere che su internet non trovino applicazione le nostre leggi ordinarie? Nel 2010 ci sono stati segnali incoraggianti di un mutamento di opinione da parte dei governi. Molti amministratori pubblici riconoscono oggi la necessità di misure proporzionate ed efficaci per porre freno alla pirateria. Nell’ultimo anno, la Francia e la Corea del Sud hanno implementato misure di “risposta graduale” che per la prima volta coinvolgono gli ISP negli sforzi di ridurre le violazioni commesse sulle loro reti.
Azioni analoghe sono in corso nel Regno Unito, in Nuova Zelanda e in Malaysia. L’Unione Europea, intanto, sta rivedendo le sue normative di enforcement. Cresce la spinta verso una soluzione del problema, e ciò è per noi motivo di ottimismo.Mentre facciamo il nostro ingresso nel 2011 la pirateria digitale, e la mancanza di strumenti legali adeguati a combatterla, rimane la maggiore minaccia incombente sul futuro delle industrie creative. In tutto il mondo, oggi, esistono offerte musicali legali di qualità. Ma non sopravviveranno se il mercato continuerà ad essere turbato in questo modo dalla pirateria. “La musica con un click” è un’espressione che sintetizza i progressi compiuti, in pochi anni, nel rispondere alle domande dei consumatori. Tuttavia abbiamo anche bisogno di un’Internet regolamentato dalla legge. E questa è l’opportunità che i governi non devono lasciarsi scappare nel corso del 2011.
Nel 2010 ci sono stati segnali incoraggianti di un mutamento di opinione da parte dei governi
Chiaramente, non si tratta solo di stare ad aspettare che i governi si mettano in azione. L’industria musicale si sta dando da fare per proteggere i suoi contenuti: solo lo scorso anno, le nostre pressioni hanno portato alla chiusura di Limewire, al blocco di The Pirate Bay in Italia e in Danimarca, alla rimozione di oltre cinque milioni di link illegali e a una serie di successi crescenti contro i leaks di album e canzoni su internet prima della loro pubblicazione ufficiale.
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