Cocaina a Milano, video racconto di una prostituta

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Manager e studenti. Impiegati e starlette. Nelle strade, nei locali, negli hotel di lusso. A Milano è emergenza droga. Tra business milionari e complicità eccellenti - La ragazzina di periferia e la starlette. L'imprenditore e l'impiegato. ..
Nei locali Vip e agli angoli delle strade. Cocaina per tutti. È Milano da sniffare, un sistema droga che ha invaso la città fra traffici milionari e complicità eccellenti. Per scattare qualche immagine basta mettere in fila un po' di fatti documentati da inchieste diverse, spesso casuali. Come tutte le indagini giudiziarie, mostrano solo la punta di un iceberg. Però forniscono dettagli inquietanti: la storia di un solo carico di coca può partire dalle autobombe mafiose dell'ex Jugoslavia, arrivare ai boss della mafia calabrese, passare dagli spacciatori più disgraziati delle strade ambrosiane, entrare nelle discoteche più famose, finire negli alberghi extralusso con nugoli di escort da mille euro a sera.

Locali da sballo
L'immagine di partenza è il sequestro per droga di due discoteche simbolo di Milano: Hollywood e The Club. Secondo l'accusa, almeno tre gestori, finiti agli arresti domiciliari, avevano trasformato i privé dei due locali in "aree di libero consumo e scambio di cocaina, a disposizione di una clientela ricca e capricciosa, libera di sniffare sui tavoli, nei corridoi e nei bagni protetti da guardie private" (in teoria illegali). Va detto subito che il giudice di turno, intasato da altri processi per mafia, ha accolto con un anno e mezzo di ritardo le richieste del pm Frank Di Maio.

Quindi i difensori dei cinque arrestati, tra cui primeggia lo studio dell'avvocato-deputato Gaetano Pecorella, hanno buone chance di convincere il tribunale che l'inchiesta è quantomeno datata: le sale dei Vip, saggiamente ristrutturate, non sono più "bunker incontrollabili dalla polizia".

Agli atti restano però le testimonianze di decine di industriali, manager e stelle dell'immagine (moda, tv e pubblicità), come Francesca Lodo, Alessia Fabiani, Fernanda Lessa, Belen Rodriguez o la sua amica Ana Laura Ribas, che hanno dovuto ammettere, a forza di intercettazioni, l'uso di coca in quei privé. Con una particolarità: non la pagavano mai, né loro né i due amici già arrestati a Potenza per "cessioni gratuite" di droga. I soldi li mettevano i clienti, per lo più "figli di ricchi imprenditori". Il profitto dei gestori era indiretto: "agevolare" la coca, senza sporcarsi con lo spaccio, serviva a "riempire i tavoli", vendere fiumi di alcol (champagne da almeno 150 euro) e "creare immagine per i locali". Benefici confermati dalle file di clienti di classe sociale inferiore, ammassati fuori dalle porte di quei seminterrati, per essere ammessi alle "notti dei vip".
Fonte: L'espresso

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