La persecuzione del dj professionista

Confusione musicale e professionale regnano sovrane nell'ultimo periodo - Mi sembra doveroso spendere qualche parola per descrivere la situazione del djing attuale: semplicemente caotica. Essere dj oggigiorno implica affrontare molteplici tematiche della vita moderna: non si tratta più solo di far ballare la gente che frequenta un locale (scopo primario della professione disc-jockey), ma bisogna portar gente, fare un programma carico e coinvolgente, essere in regola con le norme vigenti, far parte del gruppo 'DJs on Line', 'costare poco' e soprattutto non protestare troppo.
Bene, sono d'accordo con alcuni di questi punti, fondamentali per la professione: fare un programma carico e coinvolgente (che non significa per forza i soliti quaranta brani per tenere contenti pr e simili) che faccia ballare la gente ed essere in regola con le norme vigenti. Tutto il resto andrebbe ridiscusso. Portare gente diventa sempre più complicato, i p.r. si moltiplicano come funghi e l'offerta è sempre più livellata: ormai è prassi che se in un locale arriva a suonare un impronunciabile dj 'straniero' è tutto al top, mentre che il dj resident faccia ballare e divertire il pubblico si dà quasi per 'scontato'. Attualmente i dj bravi sono solo quelli che fanno un disco che arriva nei primi venti di una 'certa' classifica di vendita, mentre chi, per scelta, continua a fare il selezionatore di dischi, viene spesso relegato a 'dj di seconda fascia'.
Ma la parte più strana ed incomprensibile del favoloso mondo della 'notte' è che la 'stirpe' dei dj 'professionisti' è perseguitata come gli untori ai tempi della peste, come se fosse principale causa della pirateria musicale. Forse non tutti ricordano che i dj, con il loro 'lavoro', sono fra i pochi che promuovono la produzione musicale dance nazionale, proponendo dischi nei locali e cercando di agevolarne la vendita 'legale': i brani indipendenti dance e house hanno nei club e nei dj il principale canale di promozione tra i privati cittadini, i quali, teoricamente, potrebbero acquistare online i brani ascoltati nelle disco.
Purtroppo la 'persecuzione' sistematica e insistente dei dj (considero professionisti quelli iscritti all'Enpals, che evadono regolarmente i loro doveri fiscali e acquistano legalmente la musica in ogni tipo di supporto oppure promuovono gratuitamente etichette e producer indipendenti) crea una 'preoccupazione nazionale' e, di conseguenza, soggezione nei confronti degli organismi che dovrebbero proteggere e promuovere la musica e combattere la vera pirateria, agevolando coloro che con la propria passione e professione contribuiscono alla divulgazione della produzione musicale nazionale!
Non si vogliono creare polemiche, ma semplicemente far riflettere coloro che considerano il mondo del djing, il principale e spesso 'unico' settore da colpire per combattere la pirateria. Il dj 'professionista' promuove la musica e il commercio della stessa (che sia cd, vinile o mp3). Cerchiamo di agevolare la professione del dj senza contrastarla.
Daniele Mad



