Dj ? Crisi fitta come la nebbia

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In attesa di una possibile rinascita musicale italiana, nulla è cambiato. Soliti dj, solita musica e crisi nel settore discografico e organizzativo. Ma come è possibile che solo in Italia lo sviluppo musicale organizzativo che convolge discoteche, dj, pr e label sia completamente bloccato?

Un noto manager italiano ci fa notare che più la crisi incalza, più i locali e le altre strutture organizzative pretendono garanzie. Ad esempio, se prima si poteva ingaggiare un dj-guest da 500 euro e puntare sulla qualità del locale o della musica, oggi si punta sugli artisti blasonati che assicurino un
certo "rientro" di persone. Creando un intreccio d'affari poco competitivo per chi vuole emergere grazie ad idee nuove.

Così la via di mezzo è scomparsa. Il dj producer non lavora piu' a meno che non sia in vetta alle classifiche un bel "discone". Ma vista la crisi
e la tonnellata di produzioni che vengono sfornate settimanalmente è come cercare un ago in un pagliaio.

Semplificando, il 20% dei gestori si chiude a riccio davanti a problemi e crisi, il 40% gestisce e controlla solo i propri interessi, il 20% non crea collaborazioni con nessun ente, il 10% fa l'indifferente, un altro 10% s'improvvisa manager e promoter di se stesso proponendo artisti stranieri più' o meno sconosciuti. Come se nella nostra penisola di bravi produttori e dj non ce ne fossero. Inutile girarci intorno. La crisi è cosi fitta come la nebbia e non si distingue nulla a un centimetro dal naso. E nulla si stà facendo per cercare di arginare questa enorme emorragia.

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