Nell'unica sala, la Discoteca!

La discoteca, insieme di luci e suoni, luogo di incontro e amicizie, di balli sfrenati ed esagerazioni, dove i decibel sono indispensabili e i dj diventano profeti indiscussi di divertimento totale. Ebbene, la discoteca, come la vita sociale ed economica attuale, sta subendo un periodo di crisi doppia: di identità, sempre più contenitore di 'ganci' più o meno discutibili per 'attirare' gli 'utenti' (risto-disco-pizzo-rante-bar-dancing-before and after), e, purtroppo, economica: la SIAE pretende sempre elevate percentuali, i biglietti di entrata sono sempre meno obbligatori 'per far numero.
Malgrado ciò resta sempre la più gettonata dai giovani (sempre più giovani) che faticano a far gruppo (a meno che non sia un gruppo di 'FaceBook'): nella disco il divertimento (che spesso degenera nello 'sballo') sembra l'ordine del giorno, oops.. della notte. E questo è un fattore negativo anche per gli addetti ai lavori: in condizioni 'estreme' tutta la musica può apparire simile ed accattivante, basta un beat per creare reazioni corporee, e allora il dj può sembrare quasi ininfluente.
Ma il problema che la discoteca, figlia della più 'accattivante e genuina' balera, sembra sempre meno una 'sala da ballo': al disc-jockey (sempre lui) si chiede sempre più 'il tavolo' e non 'il disco'. L'animazione balla solo a pagamento (ma se la musica piace 'cosa ti pago a fare'). L'area bar non sempre è 'giustificabile': bere bene non significa 'bere un coca e rum che è solo rum spruzzato di coca cola'. Poi c'è il classico 'dopo-disco' che diventa più pericoloso della disco stessa: ormai, quando qualcuno fa un incidente da mezzanotte in poi, 'usciva dalla discoteca'. Allora perché non aprire locali dove si possa stare fino all'alba vera, riuscendo davvero a smaltire gli eccessi?
Insomma, il quadro non è esaltante se non fosse che le disco rimangono gli unici posti dove ci si può davvero 'liberare' dallo stress quotidiano, dove se ballo come un 'cane sciolto' (senza offesa per i cani) non me ne devo preoccupare; dove posso tranquillamente 'urlare quattro chiacchere con una ragazza'. Per cui, in conclusione, che amiate la disco-fashion fatta di tavoli, cubiste e bottiglie, oppure i club underground, più trasgressivi e
'pericolosi', non abbandonate queste 'cattedrali' del divertimento, anzi responsabilizzatele trasformandole in luoghi di puro ascolto e movimento ritmico che ci portiamo dentro dalla notte dei tempi. Col bicchiere in più che, se ponderato, aiuta i contatti con il mondo che ci circonda, non li 'elimina'.
Daniele Mad



