Il “sound globale” di Eric Morillo
Il deejay-producer americano non si nasconde dietro il suo successo e per il futuro non ha dubbi: il movimento house, nonostante tutto, crescerà
Dicono che viva da rockstar. Circondato da belle donne ed auto veloci, dedito a party di un certo livello. Ma a Erick Morillo le generalizzazioni non interessano. Anzi, dovendo scegliere, sostiene che “il rock n’roll è vecchia scuola, anni Novanta”, perché il suo stile di vita è “house”. Insomma, la suddivisione del mondo tra “lento” e “rock” ad opera di Adriano Celentano è corretta e superata. Ma in fondo lui è più contento che “quel disco là”, quello che chiunque vorrebbe aver inciso, lui ce l’abbia già. Come “I like to move it”, che molti anni fa gli aprì le porte del Ministry of Sound e continua a fruttargli dollari veri: la hit, che spopolò in pista negli anni Novanta, è stata inserita nella colonna sonora del film “Madagascar” e scelta da McDonalds e Chrysler per due campagne pubblicitarie negli Stati Uniti. “Sono fortunato ad aver creato un capolavoro del genere, ogni volta che ci penso fremo dall’emozione”, afferma il dj e producer di Miami ammettendo tuttavia che il successo si paga in termini di vita privata. Il 2009 si è invece aperto con un “ritorno” che qualche tempo era nell’aria: la compilation “Strictly Erick Morillo” per la Strictly Rhythm, etichetta house tra le più stimate al mondo da cui la sua strepitosa carriera ebbe origine. Il lancio ufficiale è previsto il 14 marzo al Ministry of Sound di Londra in un party che vedrà lo stesso Morillo al mixer per circa sette ore assieme ad altre glorie dell’etichetta britannica. Un’impresa non da poco, se si considerano le difficoltà incontrate da molti artisti a stelle e strisce di qualsiasi settore nel conquistare le sponde del Tamigi.
Sei davvero un tipo da auto veloci e jet privati o ti reputi “regolare”?
Mi ritengo una persona molto fortunata che vive un sogno. Ho cominciato a fare il deejay a undici anni per amore della musica ed ho trasformato quella passione in un lavoro. Adesso vado in giro per il mondo e posso permettermi aerei e ville. E' davvero un sogno.
Dove trascorri la maggior parte del tuo tempo?
Per lo più in aereo. D’estate, da giugno a settembre, vivo ad Ibiza. In inverno rientro e mi divido tra New York e Miami, che considero la mia “base”. Viverci è un sogno perché le notti sono sempre lunghe e c’è sempre qualcosa da fare.
Duro lavoro o fortuna?
Entrambe le cose. Sono diventato uno stakanovista sin dall’età di 21 anni. Da “I like to move it” in poi mi sono sobbarcato tutto sulle mie spalle, compresa la gestione del team e l’assunzione di decisioni. Ho fatto il dj e viaggiato 52 fine settimana all’anno partendo il giovedì sera e rientrando in ufficio il lunedì mattina. Ai tempi dei miei esordi, in Inghilterra contava essere “cool” e suonare dischi di tendenza. Tutte le riviste parlavano dei dj più “trendy”. Per me invece era più importante scuotere la folla a prescindere da tutto, e questo mi ha permesso di restare al top dopo diciassette anni di carriera. Molti potranno dire di essere stati in voga in un periodo, ma non di essere ancora lì dopo tutto questo tempo. E poi io punto al palco principale dei maggiori festival, non mi accontento di esibirmi in un tendone.
Questa è una chiave di lettura del tuo successo?
Sì. ma sono sempre rimasto in equilibrio tra ciò che è commerciale e ciò che è underground. Quando uscì “I like to move it” tutti i deejay lo suonavano, non importa se fossero underground o meno. Per me si può restare tra queste due “dimensioni” senza perdere credibilità.
La musica house è in circolazione da oltre vent’anni. Credi si stia rinnovando o che ci siano giovani talenti in grado di portarla avanti?
Tutti quelli che ascoltavano trance quando avevano 14, 15 o 16 anni sono cresciuti. Molti dei loro gusti musicali si sono evoluti in un altro tipo di dance o ciò che ora viene definito minimal. Il cerchio si chiude: house, minimal, trance. Ma in fondo è sempre musica house che prende spunto da differenti stili, qualsivoglia si chiamino. In qualsiasi posto del mondo questa dà l’impressione di evolversi continuamente. In Europa orientale, dove stanno abbandonando uno stile di vita “spartano” che non vorrei attribuire al comunismo, stanno familiarizzando con questa musica e se ne stanno affezionando. Molti club si stanno diffondendo in America meridionale, mentre negli ultimi tre anni in Brasile hanno aperto tre Pacha. Vedo la musica house in crescita un po' ovunque, e credo che in futuro potrà espandersi ancora.
Ritieni si tratti di un sound “globale”?
Assolutamente, sebbene in America non sia commerciale e non venga trasmesso dalle radio o MTV. Ma i club sono più pieni che mai, sia nelle grandi città che in Ohio o a Denver, luoghi non propriamente cosmopoliti. Insomma, il fenomeno ha davvero preso piede.
Come suona la “Strictly Compilation” da te mixata e selezionata?
Di regola, quando produco un cd, il primo è prevalentemente “vocal-house”, il secondo più “duro”. Ma in questo caso c'è house mixata con trance, minimal, un po’ di tutto. Poi ci sono diverse esclusive tra cui un remix di “Deep Inside” di Harry Choo Choo Romero, anteprime che saranno pubblicate contemporaneamente, alcuni rifacimenti di classici ed altre cose. La presenza di queste anticipazioni rende la compilation ciò che la Strictly sarà e non ciò che la Strictly è stata. Insomma, credo sia la compilation più bella che abbia mai fatto dopo “Subliminal Sessions 9”.
E’ in arrivo anche un album?
Non per il momento. Difficile incidere un album, perché chi compra dischi conosce soltanto i dj, non anche gli artisti ed i vocalist. Impegnarsi per sei mesi o un anno per terminare un album è uno spreco, considerato lo stato attuale dell’industria discografica. Così sono più orientato su singoli ed extended playing. Dopo il Winter Music Conference di Miami ne uscirà uno con Deborah Cooper. S’intitola “I get lifted” ed è stato prodotto con Harry Romero and Jose Nunez. Poi c’è un altro disco con Duane Harden, 'I Feel Love', che uscirà nello stesso periodo. Infine ho un altro singolo in uscita con Richard Grey.
Stefano Troilo




